The Joys Experience

Esistono sottili differenze tra una strada e un percorso. La prima richiama uno spazio fisico; il secondo assume spesso il valore di un’esperienza.

È da queste idee e in questi luoghi che nasce e sviluppa “The Joys Experience”. Un’esibizione che affianca il writing alla scultura, mettendo in mostra un filo conduttore unico, che coinvolge lo spettatore in un abile esercizio di attenzione.

“The Joys Experience” è una duplice esperienza: quella urbana, fruibile a tutti, il cui intervento murale rappresenta l’ultima espressione del lettering di Joys e rientra nel progetto “Epic Windows”, che ha spinto l’artista a esprimersi colmando lo spazio inesplorato delle finestre, generalmente non concepite dai writers. Il luogo architettonico spesso celato da tende, persiane e tapparelle si anima, trasformando il lavoro tecnico in ispirazione e l’opera murale in una tela di visione e materia inusuali. Il gesto pittorico diviene romantico attraverso il ricordo nostalgico di un’abitazione trasfigurata in nuovo spazio artistico.

L’altra esperienza è più intima, simbolo della ricerca e dell’evoluzione di Joys che, come pochi altri, estende il concetto di writing ad arte visiva, smembrando il lettering per ricomporlo in quadri e sculture.
Dalla facciata dell’edificio, le forme e i colori si trasferiscono palpitanti al suo interno. Le dimensioni della scrittura incontrano le superfici della struttura, le linee piatte e diagonali del disegno affrontano gli angoli e i vuoti dell’edificio per ricostruire moduli ripetuti e irripetibili.

Le finestre chiuse aprono alla vista lo spessore della parola, proiettando la voce cromatica della perfezione geometrica negli spazi temporanei della galleria Maurizio Caldirola Arte Contemporanea.
Qui i tratti animano l’ambiente con una presenza fisica tangibile, che riproduce la pelle urbana solcata dal lettering incidendola nella materia. La dimensione piana del disegno cede alla sensorialità delle sculture e il tatto concede di portare a termine la suggestione dell’esperienza.

 

 

La storia

Mettere la propria firma su un percorso, identificare la strada verso un destino con il proprio nome, nasconde un’ambiguità che in realtà è capace di svelare la grandezza dei semplici gesti.
Lettere accostate che simulano passi nell’infinito delle percezioni, senza cedere autonomia all’interpretazione.

Un nome solo, una parola. Un’unica possibile intesa che si raggiunge soltanto guardandosi indietro, dall’alto al basso, da una parte all’altra. Da un estremo al principio e viceversa.

Sin dal 1992, appena raggiunta la maggiore età, Cristian sceglie la propria strada. La strada. Un luogo dove la sua identità acquista il colore di un’anima che vuole divertirsi, con la spensieratezza di un ragazzo che chiede al mondo di ricordarsi di lui.
Sono gli anni in cui in Italia, con un ritardo di due decadi, arriva l’arte metropolitana del writing. Gli americani la chiamano così oppure, per i più sofisticati, si parla di spray-can art. Le bombolette diventano lo strumento giovane e pop per affermare la propria presenza, il proprio passaggio. L’essere un nome che segna un territorio. Istinti ancestrali che crescono e si diffondono nel sottosuolo culturale della libertà e trasformano le persone in artisti, in eroi.

Ognuno deve essere qualcuno. La tua origine, casa tua, il tuo incrocio, il tuo treno: tutto deve essere marcato. Il writer è l’autore senza padrone e il brigante senza catene che cede al mondo, alla comunità, il

segno del suo passaggio. Gli intellettuali s’interrogano, i critici impazziscono. Il circuito dell’arte cambia sede e si ritrova a uscire dalle sale patinate per sporcarsi le suole sotto i raggi del sole. La notte diventa il regno della creatività e il giorno si affaccia su una città nuova, colorata, piena di parole.

Il racconto di Philadelphia, Parigi o New York, ha un nuovo narratore: J-O-Y-S. Mai chiedere perché. Mai chiedere dove lo ha detto o a chi lo ha raccontato. Il suo nome è uno spettro, un cuore e una proiezione. Lui stesso tace l’evidenza di un’impronta che cela il passato nella speranza di raccontare un’intera storia destinata alla permanenza. Una firma silenziosa e nascosta che esplode tra le superfici piane e insensibili del centro e gli spigoli della periferia di Padova.

Joys è lui e tu diventi Joys. Sai chi è e conosci le sue parole. Ogni lettera del suo nome è una regola che racconta il percorso di un perito elettrotecnico che incontra nuove curve e insoliti spazi. Un ragazzo che si ferma per guardarsi intorno e decide di complicare agli occhi del mondo la propria genuina semplicità.
Lo fa a Torino, a Roma, a Milano. Sino a costruire la linea inequivocabile del proprio marchio oltre i confini nazionali. Mosca, New York e Monaco portano i segni del suo passaggio. Ne parlano musei e muri, stanze e palazzi.

Joys diventa l’icona di un desiderio personale che attraverso la volontà trasforma le idee in potenza. Atti concreti che traducono un allenamento tecnico in un aggiornamento culturale all’avanguardia. Lo studio e l’impegno sono le caratteristiche che trasportano il messaggio da una parete a un cuore, realizzando l’impossibile in ogni luogo, in cui il vero bisogno è quello di tornare alla vita.

Come qui. Come a Monza. Dove la Galleria Maurizio Caldirola Arte Contemporanea ha compreso la necessità e suggerito il futuro, attraverso un’esperienza ispirata alle mostre pop degli anni ’80 e una semplice parola: JOYS.

Il ricordo

Progettare il vuoto significa riempire un’assenza. Vuol dire occuparsi dei luoghi dove qualunque cosa può rivelarsi e confondere, senza garantire la verità, celando la percezione della semplicità.
Le linee curvano, le curve s’inclinano sotto il tenue incitamento di un fiato colorato capace di oscurare il buio e dare voce al silenzio. Il colore nasce dai sospiri di dita che accarezzano le vocali, abbracciando le consonanti e cullandosi nelle filastrocche di lettere gravide pronte a partorire, tra gli spazi spigolosi di spiragli senz’aria, le più brillanti carezze di un laico battesimo.

Questa è “The Joys Experience”. L’espressione che cede agli occhi il significato di un’esperienza. La trasformazione di una parola nel senso di un’immersione in cui il fiato ritarda. La composizione di uno stemma che centenarie tradizioni riportano al luogo unico dell’origine: l’essere umano.
Chiamarsi per nome. Definire la propria essenza studiando il cambiamento della propria natura. La costruzione di un’identità passa attraverso l’identificazione di un’essenza. La realizzazione di un viaggio raccoglie il bagaglio di ogni scelta.

In qualsiasi luogo, esattamente in questo momento, ciò che è necessario è stato rivelato. I tuoi occhi lo vedono e le tue labbra lo simulano.
Joys te lo ha appena suggerito.

 

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