ARIANNA ARCARA  LUCA SANTESE / MAURIZIO CHIARAVALLI

É il tempo la dimensione nascosta di un progetto espositivo nato dalla collaborazione di due mondi lontani, di due storie differenti, uniti da un’esigenza di ricerca artistica.
Ne nasce l’incontro e il dialogo tra le immagini di Arianna Arcara e Luca Santese, fotografi reporter di stampo documentativo-giornalistico, e Maurizio Chiaravalli, l’artista impaziente che rivive e rivisita tutto ciò che trova sotto i piedi nella sua quotidianeità, trasformando quello che vede come casuale materia abbandonata.

La mostra Time è il risultato inaspettato dell’agire del tempo che diventa così il protagonista per entrambe le serie di lavori.
Maurizio, con alchimie profonde, libera dalle lastre di ferro e di acetato ombre e presenze che nascono dalla casualità controllata dell’azione chimica in cui il tempo azzera ogni previsione,“disegnando” l’inaspettato.

Nel caso invece di Arianna Arcara e Luca Santese, il concetto parte da una delicata ricerca legata alla documentazione giornalistica scaturita da un viaggio a Detroit in cui i due hanno affrontato Chronos chinandosi al suo cospetto, immortalando peculiarità della fotografie donate dal tempo: documenti violentati, decostruiti, lacerati, consumati. Time ha l’ambizione quindi di rappresentare l’impossibile, l’inimmaginabile, il non programmabile, di cercare di definire l’azione, spesso indigesta, del Dio Chronos mentre corre inesorabile con la sua falce.

Ne deriva una provocazione artistica dove gli esiti di attesa e contenimento hanno lo stessorisultato estetico.
Arianna Arcara e Luca Santese fanno parte di un gruppo di fotoreporter chiamato CESURA nato nel 2008, su iniziativa di un gruppo di persone unite dall’esigenza di fare esistere i propri progetti di fotografia senza dovere sottostare alle mutevoli imposizioni del mercato, a favore di una produzione di qualità. Il progetto FOUND PHOTOS IN DETROIT da cui sono state estrapolate le opere per la mostra TIME nasce dall’idea di un reportage sulla città di Detroit. Molte foto e documenti sono stati trovati vicino a diversi edifici pubblici decadenti, come stazioni di polizia, scuole, tribunali e ospedali.“Questo materiale, anche se in quel momento era solo casuale, rivelò immediatamente uno straordinario potenziale documentario. Allo stesso tempo, la volontà primordiale della documentazione attraverso un reportage è sfumata in una nuova sfida di editing rico- struttivo”.

Maurizio Chiaravalli inizia l’attività artistica da freelancer cimentandosi con i materiali che trova intorno a sè, mentre lavora come floricoltore nella sua serra; Il ferro, il legno, le sostenze chimiche, gli attrezzi da lavoro. L’artista, anche se la definizione da lui stesso viene rifiutata, applica alle sue opere il concetto di Ready made, di duchampiana memoria, riuscendo a trasformare con la pittura e con delle opere volumetriche un concetto selvaggio di arte che muove le sue radici in un primativismo espressivo. Primitivo e naturale come il mondo che gli appartiene. La mostra è ambientata in uno dei suo luoghi vitali: la serra