GOING TO…CONTEMPORARY ART

Nicola Toffolini

27 settembre 2019 – 17 novembre 2019

Opening: 27 settembre, ore 18

Argenterie Reali, Villa Reale

Viale Brianza 1, Monza (MB)

Realizzato dall’associazione culturale M.Ar.Co Monza Arte Contemporanea, in collaborazione con il Consorzio della Villa Reale di Monza, Going To…Contemporary Art è una rassegna curata da Alberto Zanchetta che intende mettere in risalto la cultura visiva contemporanea e i suoi linguaggi espressivi. La mostra inaugurale di questo nuovo polo culturale è affidata a Nicola Toffolini (nato nel 1975 a Udine, vive e lavora a Firenze), che ha deciso di presentare una selezione di opere realizzate nell’arco dell’ultimo triennio di attività.

L’artista ha assunto il disegno come linguaggio privilegiato della sua ricerca artistica con cui ci presenta una geografia alternativa al mito di una natura incontaminata e benevola. Partendo dall’assunto che quella che chiamiamo “natura” è in realtà un concetto complesso e non completamente sottomissibile all’umano, il tratto analitico e scientifico dell’artista vira il rigoglio della vegetazione in un algido bianco/nero, introducendo nelle immagini motivi paradossali che prefigurano dei funesti scenari futuribili.

Nel ciclo “Meteorologia e spettacolarizzazione”, Toffolini ricorre ai simboli impiegati dai metereologi per indicare i fenomeni atmosferici; gli elementi grafici, concepiti come astrazioni rispetto alle situazioni contingenti, vengono convertiti in forme reali, solide, che sono all’origine di catastrofi anodine. Fanno parte dello stesso ciclo i disegni con i tetrapodi che si accumulano intorno a esotici alberi da frutto; grazie alla loro conformazione, i frangiflutti si accumulano e si incastrano a ridosso degli alberi, schermandoli dall’impatto delle maree che hanno sommerso il paesaggio circostante. La distopia vagheggiata dall’artista ci mostra infine dei monoliti dall’algida forma geometrica che si conficcano in lande desertiche, così come l’onda d’urto e il cratere cagionato dall’impatto degli asteroidi. I trittici e il grande disegno di tre metri, appartenenti al ciclo “CX”, indagano invece le raffiche di vento che impattano una zolla di terra sospesa nel vuoto. In tutte queste immagini, l’artista riesce a far coesistere due modelli di rappresentazione: quella realistica, più descrittiva, e quella astratta, più stilizzata (i plessi del terreno sono sezionati in un milione di unità e hanno un livello di dettaglio che suggerisce quasi un’interazione non umana con la carta).

Al centro della sala tre ampolle in ceramica, perturbanti e coloratissimi Moloch sorretti da dei tripodi in legno di frassino. Realizzati in collaborazione con le maestranze della città di Montelupo Fiorentino, importante distretto manifatturiero, le cisterne alludono alla sindrome dello spopolamento degli alveari da parte delle api operaie – il cosiddetto Colony collasse disorder – ma sono anche una metafora della crisi economica e produttiva dei distretti italiani, le cui eccellenze e perizie artigianali sono messe in crisi dalle logiche del mercato industriale.

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